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"Padri e maestri mi chiedono: "Che cos'è l'inferno?". Ed è così che io lo definisco: "La sofferenza di non poter più amare". Un'unica volta, nell'infinito dell'essere non misurabile nel tempo e neppure nello spazio, è stata data a un essere spirituale, con la sua apparizione sulla Terra, la possibilità di dire a se stesso:" Io sono e io amo". Un'unica volta, una volta soltanto, gli è stato dato un attimo di amore attivo, vivo (...)" - Fedor Dostoevskij -
About me

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Nel mondo dei nani tutto è piccolo
ma questo, i nani non possono saperlo.
Nel mondo dei giganti tutto è enorme
ma questo, i giganti non possono saperlo.
Nel mondo delle persone normali tutto è normale ma questo, le persone normali non possono saperlo

- Ivan Kulekov -

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16 February

I.I.- Incontri Invisibili: Jean-Paul Denizon

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Jean-Paul Denizon (nella foto di Claudia Solano, assieme al sottoscritto ed all'attrice Livia Porzio) è un regista ed attore francese che (nella sua lunghissima carriera) si è trovato anche a lavorare con Peter Brook per parecchi anni (Il giardino dei ciliegi; La tragedia di Carmen; Il Mahabharata; La Tempesta) e che annovero tra i miei maestri in quanto molti dei suoi insegnamenti si sono oramai radicati nel mio lavoro.
Durante gli anni della mia tesi sull'Antropologia performativa in Peter Brook, lo incontrai a Roma per seguire una seconda volta uno stage da lui diretto ed approfittai della sua gentilezza per un incontro-intervista che potesse tornarmi utile ai fini della mia ricerca etnografica su Brook.
Quella che segue, quindi, è la registrazione integrale di tale incontro, avvenuto alla fine di una cena ed in cui si parlò della sua esperienza con Brook e del viaggio che fece in India per lavorare in seguito sul Mahabharata.
L’incontro è avvenuto in privato, in una stanza in cui eravamo presenti solamente noi due (seduti uno di fronte all’altro, io su una sedia e lui su una poltrona), con la telecamera posta il più lontano possibile in maniera tale che nel tempo la sua presenza potesse sentirsi sempre meno. L' intervista è semi-strutturata in quanto nata con l’intento di conoscere determinati argomenti ma aperta a quelle che potevano essere digressioni interessanti da parte di Jean-Paul. Conoscendo però quale fosse l’interesse che mi spingeva a questo incontro, Jean-Paul nel suo parlare mi ha dato la possibilità di porre giusto qualche domanda sonda per poi continuare da sé su quella traccia che mi interessava. Sono presenti quindi poche domande primarie ed alcune richieste di approfondimento verso la fine, quando iniziai a percepire quelli che potevano essere gli interessi della conversazione da poter/dover sviluppare in seguito nella mia tesi.
Ad ogni modo, rilegendo la suddetta a distanza di anni, ritrovo con piacere alcune (personali) conferme sul ruolo del gioco e della Cultura all'interno di questa struttura mobile denomita Teatro. Ma, ancor di più, mi affascina la conferma di come attraverso semplici... banali... domande, mettendo in evidenza il quotidinano di grandi persone si possa (ri)trovare l'(extra)ordinario della Vita.